Mario Caroli, flauto

Doina Rotaru (1951)
Cantus Austerus per flauto in Sol *

Luca Lombardi (1945)
Nel vento, con Ariel per flauto

Brian Ferneyhough (1943)
Unity Capsule per flauto

Stefano Gervasoni (1962)
Phanes per flauto **

Adriano Guarnieri (1947)
…del mare infinito per flauto basso

Doina Rotaru
Mithya (dedicato a Mario Caroli)
I. Dans l'esprit d'une prière
II. Comme une "Colinda"
III. Comme une "Doina" (per flauto basso)

* Prima esecuzione assoluta. Dedicato a Mario Caroli / World premiere. Dedicated to Mario Caroli
** Prima esecuzione italiana / Italian premiere

Il nervo lasciato scoperto dalla musica del Novecento è certamente quello che comanda l’articolazione della letteratura di quegli strumenti che hanno accumulato lungo la storia un repertorio solistico assai copioso. Con quale veste si sarebbero presentati dopo Darmstadt il pianoforte, il violino e il flauto, protagonisti della storia della musica in Occidente? Nel desiderio di riscrivere quasi un nuova mitologia che tenesse unita la natura degli strumenti ai loro stessi interpreti Luciano Berio ha mostrato nel progetto delle Sequenze le implicazioni tecnico-compositive che un’impresa siffatta poteva comportare. Se nel cuore di quell’epoca che Mario Bortolotto ha circoscritto come “fase seconda” Berio ha raccolto nella Sequenza per flauto l’eredità proveniente da Ravel e Stravinsky, collocandola all’interno di una moderata aleatorietà (effetto che spingerà Umberto Eco a leggerla come esempio di “opera aperta”), Brian Ferneyhough un ventennio più tardi ha condotto lo strumento al limite del collasso, prima con Cassandra’s Dream Song e poi con l’utopico Unity Capsule, che Pierre-Yves Artaud legge quasi in una proporzione matematica col Varèse di Density 21.5 quanto Syrinx di Debussy sarebbe in rapporto stretto con i Concerts Royaux di Couperin. Varcata la soglia proposta da Ferneyhough, appare l’ambiente sonoro allestito da Luca Lombardi, Adriano Guarnieri e Stefano Gervasoni i quali, seguendo le intenzioni radicali del soffio, ne indagano con efficacia lo spazio elegiaco.
Mario Caroli, da anni ispiratore e dedicatario di diversi brani creati dai più importanti attori della scena contemporanea (tra cui Salvatore Sciarrino) propone al pubblico di Ravello, come riferimento per costruire la carta di una nuova navigazione, Mithya e Cantus Austerus, brani che seguono la rotta ormai autorevole tracciata da Doina Rotaru.
Luigi Garbini

Mario Caroli
Nato nel 1974, dopo gli studi in Conservatorio, ottiene un diploma di solista con Annamaria Morini e viene profondamente influenzato da Manuela Wiesler. A ventidue anni vince lo storico premio Kranichsteiner Musikpreis durante i Ferienkurse di Darmstadt e l’anno dopo consegue la laurea in Filosofia.
Solista virtuoso, il suo repertorio comprende i grandi classici della letteratura nonché le pagine più ardite del repertorio contemporaneo. Caroli è oggi presente nelle maggiori sale del mondo e collabora come solista con orchestre ed ensemble prestigiosi e grandi direttori. L’ecletticità dei suoi gusti musicali - da Marin Marais a Brian Ferneyhough - ne fa una figura significativa, al di là dell’etichetta limitante di “specialista”. Caroli è ispiratore di una parte importante del repertorio solistico contemporaneo per flauto, e molti compositori (Eötvös, Fedele, Ferneyhough, Kurtág, Gervasoni, Hosokawa, Mantovani, Saariaho, Sciarrino, Stroppa, Yuasa) hanno con lui un legame privilegiato. Nell’introduzione all’incisione dell’integrale per flauto solo di  Sciarrino, è il compositore stesso a definire Caroli un “Paganini del flauto” , mentre  Kurtág ne parla come di “uno dei più grandi interpreti che abbia mai conosciuto”.
Da qualche anno Caroli porta avanti anche un’ intensa attività didattica (con masterclass e residenze nei principali conservatori ed università di tutta Europa, Stati Uniti e Giappone) basata sull’abbattimento delle barriere tra il repertorio antico e quello contemporaneo. Nella sua discografia ha un particolare rilievo l’incisione delle monografie dedicate a Sciarrino, Jolivet, Carter e Saariaho.

What was to be the fate of those protagonists of the history of Western music the piano, violin and flute post-Darmstadt? In Sequenze Luciano Berio set about providing a new mythology, honouring the nature of both the instruments and their performers, working through the technical and compositional implications that this involved. In Sequenza for flute he followed up the heritage of Ravel and Stravinsky, using a moderate form of randomness. Twenty years later Brian Ferneyhough took the instrument to the verge of collapse, first in Cassandra’s Dream Song and then in Unity Capsule, recognised by Pierre-Yves Artaud as being virtually in a mathematical ration to Varèse’s Density 21.5, just as Debussy’s Syrinx had a close connection with the Concerts Royaux by Couperin. Luca Lombardi, Adriano Guarnieri and Stefano Gervasoni venture beyond the threshold laid down by Ferneyhough, exploiting mere breathing and its effect as an elegiac attribute.
For years Mario Caroli has been the inspiration and dedicatee of works by the major figures on the contemporary music scene including Salvatore Sciarrino. In his invitation to Ravello festival goers to begin assembling a new navigational aid in modern music, he presents Mithya and Cantus Austerus by the authoritative Doina Rotaru.

Mario Caroli started the flute at the age of 14 and he got his soloist diploma at the age of 19. When he was 22 he was awarded the coveted “Kranichsteiner Musikpreis” at Darmstadt. He has since enjoyed a highly successful solo career as one of the most remarkable flautists of his generation. The conception of his programmes and his wide repertoire show an absolutely authentic and personal approach. In his concerts he combines works by Marin Marais and Brian Ferneyhough with disarming simplicity. There are no barriers between the different stylistic areas for him and he refuses to be seen as a “specialist” in limited genres. Mario Caroli belongs to the small circle of artists able to play a classical concerto as well as the most complex contemporary piece with the same vitality and virtuosity.
Caroli appears regularly in the greatest concert halls of the world, including the Philharmonic Halls of Berlin and Cologne, the Concertgebouw in Amsterdam, the Vienna Konzerthaus, the Royal Festival Hall in London, the Théâtre du Châtelet and the Opéra Garnier in Paris, the New York Lincoln Centre (in the cycle of Great Performers), Suntory Hall, Oji Hall and Opera City House of Tokyo, the Palais des Beaux Arts in Bruxelles.