Giovedì 23 agosto, ore 23.00I Concerti di Mezzanotte
Pianista Federico Colli

Villa Rufolo

Giovedì 23 agosto
Villa Rufolo, ore 23.00
I Concerti di Mezzanotte
Pianista Federico Colli
Posto unico € 25

Domenico Scarlatti (1685 – 1757)
8 sonate per pianoforte

Fryderyk Chopin (1810 – 1849)
Notturno in do diesis minore op. postuma
Mazurka, Op.63, No. 3
Valzer, Op.64, No. 2

Ludwig van Beethoven (1770 – 1827)
Sonata per pianoforte n. 23 in Fa minore, Op. 57, “Appassionata”

 

 

Federico Colli, classe 1988, è nato a Brescia, città natale di Arturo Benedetti Michelangeli, dov’è stato solista nel concerto di apertura dell’edizione 2016 del Festival pianistico internazionale re-intitolato al celebre pianista bresciano.

Colli ha compiuto gli studi al Conservatorio di Milano, perfezionandosi all’Accademia Pianistica di Imola ed al Mozarteum di Salisburgo, sotto la guida di Boris Petrushanskij e di Pavel Gililov. Nel 2011 la prima vittoria prestigiosa al Concorso Mozart di Salisburgo, seguita poi dalla la vittoria con medaglia d’oro al Concorso Internazionale pianistico di Leeds nel 2012.

Federico Colli, intrapresa una serie di prestigiosi concerti in gran parte del mondo, è stato applaudito ospite di Ravello Festival nel 2016, quando nell’integrale pianistica beethoveniana ha eseguito la Sonata n. 2 in la maggiore op. 3, n. 2 e e la Sonata n. 23 in la bemolle maggiore op. 26. Dopo una cornucopia di gemme sonatistiche di Domenico Scarlatti, l’omaggio alla notte non poteva dimenticare Chopin e la notturna tonalità di do diesis minore, a cui appartengono il Notturno (1830), op. postuma, la Mazurka ‘della notte’ op.63, n. 3 (1846) e il grande valzer dedicato alla baronessa Rotschild opera 64, n. 2.

Chiusura del programma nel segno della sonata che Beethoven considerava la sua più “grande”, la Sonata in fa minore detta Appassionata (1805-6). Il magma musicale attacca subito nell’Allegro iniziale senza sosta, con aspri e repentini contrasti e uno sviluppo colossale, contro il quale tuonò Glenn Gould che sentiva trasparire una «boria egocentrica e un atteggiamento di sfida (“Io ci provo, e voglio un po’ vedere se non funziona”)», collocandola accanto ad opere sinfoniche di dimensioni smisurate (l’Ouverture Re Stefano e la Vittoria di Wellington). Dopo il tellurico primo movimento, l’Andante con moto, riporta la calma nella sala da concerto. «Finalmente possiamo tirare un sospiro di sollievo. Sì, in effetti traspare qualcosa di simile a una marcia, ma incomparabilmente diverso, per esempio, dalla marcia dei soldatini di piombo che caratterizza il tempo lento della Sonata op. 14 n. 2» (Andras Schiff). Il Finale riporta al clima di tensione dell’inizio e instaura un clima particolare: «tutti gli altri finali patetici presentano un epilogo che si svolge in un futuro leggendario o fervente o rassegnato, (…) qui invece, non v’è alcun dubbio che la passione tragica conduca all’annientamento» (Donald F. Tovey).