Domenica 2 luglio, ore 21.30The STARS OF AMERICAN BALLET&DANIEL ULBRICBHT
BALANCHINE IN THE DARK
FRANCESCO CLEMENTE/ ALBA CLEMENTE
KAROLE ARMITAGE/ ARMITAGE GONE! DANCE
THE WALL
Live Painting Francesco Clemente
Coreografia di Karole Armitage

Belvedere di Villa Rufolo

Domenica 2 luglio
Belvedere di Villa Rufolo, ore 21.30
The STARS OF AMERICAN BALLET&DANIEL ULBRICHT
BALANCHINE IN THE DARK
*
FRANCESCO CLEMENTE/ ALBA CLEMENTE/KAROLE ARMITAGE/ ARMITAGE GONE! DANCE
THE WALL
Live Painting Francesco Clemente
Coreografia di Karole Armitage
Danzatori: Ahmaud Culver, Megumi Eda, Cristian Laverde-Koenig, Izabela Szylinska
Musiche di  David Lang \ con incipit ispirato ai Pink Floyd
Voce recitante e costumi  Alba Clemente
Versi di Kostantin Kavakis

*nuova produzione – prima assoluta – per il Ravello Festival
ITALIA/AMERICA/RUSSIA/GRECIA/FRANCIA
Posto unico € 30

Senza scrupoli senza pietà senza pudore
mi hanno alzato contro grossi muri.
Adesso sono qua che mi dispero.
Non penso ad altro: una sorte tormentosa;
con tante cose da sbrigare fuori!
Mi alzavano muri e non c’ho fatto caso.
Mai un rumore una voce, però, di muratori.
Murato fuori dal mondo e non c’ho ho fatto caso.
I MURI, Constantinos Kavafis

 

 

 

Una serata dal doppio passo – in prima assoluta per il Ravello Festival – che si articola in due momenti: Balanchine in the dark  è un omaggio alle creazioni senza tempo di George Balanchine, il grande russo “emigrato di lusso” in America che ha dato vita al New York City Ballet. Il repertorio sarà danzato dalle “stelle dell’American Ballet” capitanate da  Daniel Ulbricht.

Chiude la serata The Wall, una creazione esclusiva commissionata da Ravello Festival, in cui “le barriere – come sottolinea Karole Armitage – e i muri generati dalla ‘non accettazione’ delle differenze diventano gesti concreti realizzati dai corpi dei danzatori.”

The Wall inizia sulla musica di David Lang, quasi un lamento, con accenti ora duri e scioccanti e ora di squisita delicatezza. La creazione è impreziosita dalla partecipazione straordinaria in live-painting dell’artista Francesco Clemente e dalla voce recitante di sua moglie, Alba. Un altro debutto straordinario per il Festival, infatti moglie e marito condivideranno, per la prima volta, un palcoscenico.

Francesco Clemente, realizzerà in live-painting una sorta di giardino idilliaco, in omaggio alle parole di Lao Tse: Le foglie vive sono tenere e pieghevoli; le morte sono secche e rigide.  La rigidità e la durezza sono proprio della morte; proprio della vita sono la morbidezza e la flessibilità.”

Nel finale un’antica musica greca di tradizione rispecchia il senso di continuità e comunità, e qui la coreografia avrà evocazioni folk.

 

Biografie

American & New York City Ballet

L’American Ballet è tra le principali compagnie di balletto al mondo e nel XX secolo ha conosciuto momenti di fulgore e gloria davvero unici. Dall’anno della sua fondazione, nel 1937 come Mordkin Ballet. Ha avuto una riorganizzazione nel 1940, diventando Ballet Theatre, con la direzione artistica di Lucia Chase e Rich Pleasant, che guidarono la compagnia per 40 anni, fino al 1980. Nel 1956 la compagnia prende il nome definitivo di American Ballet Theatre con importantissimi direttori artistici tra cui: Mikhail Barishnikov (1980-1990), Jane Herman and Oliver Smith (1990-1992) e, dal 1992, Kevin McKenzie. Negli anni ’60 la compagnia è stata l’unica ad essersi esibita anche in Unione Sovietica. Sede degli spettacoli e delle rappresentazioni della compagnia è il Metropolitan Opera House di New York .

Il New York City Ballet nasce nel 1948 da un gruppo precedentemente noto come Ballet Society. Fondatori sono tre figure molto diverse tra loro: il coreografo di origine russa George Balanchine, l’impresario Lincoln Kirstein e il direttore d’orchestra Leon Barzin. Nel 1964 la compagnia si trasferisce al New York State Theater e, da quel momento, il NY City Ballet diventa la prima compagnia americana ad avere due sedi permanenti: il Lincoln Center del NY State Theater, sulla 63ª strada a Manhattan, e il Saratoga Performing Arts Center a Saratoga Springs. Al New York City Ballet è associata la School of American Ballet. Il repertorio è essenzialmente concentrato sulle creazioni di Balanchine, che rimase il maître de ballet ufficiale fino alla sua morte nel 1983. Il “NYC Ballet” possiede il repertorio più vasto rispetto a qualsiasi altra compagnia americana e, ogni anno, mette in scena più di sessanta balletti nelle stagioni invernali e primaverili al Lincoln Center e oltre venti balletti nella stagione estiva a Saratoga Springs.

 

Daniel  Ulbricht & “The Stars of American Ballet”

Daniel Ulbricht è tra le star – primi ballerini – più importanti degli ultimi decenni. Nato a St. Petersburg, in Florida, ha iniziato gli studi di danza a 11 anni con maestri come  Javier Dubraq, Jean Pierre Bonnefoux e Patricia McBride. Nel 1999, viene invitato alla School of American Ballet e il suo primo lavoro è stato The Sleeping Beauty di Peter Martins. Nel 2001 entra a far parte della compagnia, nel 2005 è solista e nel 2007 diventa primo ballerino. Oggi è anche il direttore creativo della stagione del NYCity Ballet’s Family Saturdays program, collabora con Manhattan Youth Ballet ed è il direttore artistico della stagione estiva della Summer School for the Arts di Saratoga Springs. Nel 2008 si fa promotore di una formazione composta da danzatori principali e solisti delle più importanti compagnie d’eccellenza di balletto americano (American e New York City Ballet). Dal 2013, la compagnia si dedica a tournée internazionali con il nome di “Stars of the American Ballet” (le Stelle dell’American Ballet).

  

Francesco Clemente

Pittore e disegnatore napoletano (Napoli, 1952) è stato tra i più importanti protagonisti del movimento artistico della Transavanguardia, teorizzato da Achille Bonito Oliva.

A Roma Clemente incontra Alighiero Boetti, artista torinese appartenente al movimento dell’arte povera. Guidato da Boetti, Clemente va in Afghanistan e in India più volte, fermandosi per mesi nei due paesi. L’Oriente, in particolare l’India, l’induismo, i segni grafici legati a quel mondo cominciano a prendere forma nelle sue creazioni. Ma anche dall’ Ovest gli arrivano specifici richiami americani. “Tutto ciò che è stato legato alla beat generation ha contato nella mia vita: le poesie di Allen Ginsberg, i quadri di Andy Warhol, la musica di Bob Dylan e Jimi Hendrix”, ricorda. Nella capitale conosce Achille Bonito Oliva, che lo fa entrare in contatto con altri due italiani, Enzo Cucchi e Sandro Chia: è il terzetto della Transavanguardia. Nel 1981 sbarca in America. “New York è un luogo di incontro dove si ha accesso facilmente a tutte le cose”. Ed è proprio a New York che l’artista napoletano conosce il successo: i suoi lavori vengono esposti dall’Università di Berkeley, in California, al Metropolitan Museum di New York, dall’Art Institute di Chicago al Museum of Modern Art di New York. Lungo il suo percorso Clemente incrocia grandi artisti internazionali, collaborando tra gli altri con Jean-Michel Basquiat e Andy Warhol. Nella sua produzione artistica, che appare con regolarità anche in tutti i paesi europei, tornano costantemente gli autoritratti, che Clemente definisce “una testimonianza del passare del tempo della fragilità dell’io”. Derek Walcott gli ha dedicato il libro A History of the Heart in Three Rainbows (Charta 2009): «Clemente è italiano ed è quindi discendente ed erede di Michelangelo; si possono contrapporre questi scarabocchi flaccidi, disincarnati, alla solidità marmorea della Sibilla Cumana, per esempio, o alla tensione dei muscoli di un atleta prestante. Non ricordo chi sia stato a liquidare Michelangelo come uno che scolpiva bistecche; ma la scuola di Michelangelo può essere così ridondante e retorica che ci fa desiderare le riduzioni epigrammatiche di un Clemente».
Vive a New York da molti anni e le sue opere, ricche di estrema fascinazione, sono esposte nei più importanti musei d’arte contemporanea del mondo: da Whitechapel di Londra a National Galerie di Berlino, dal MoMa al Guggenheim di New York.

A Ravello Clemente è impegnato nella sua prima produzione per la danza. Contemporaneamente Villa Rufolo ospita  la prima mostra di questo grandissimo artista nell’ambito del Festival, con un particolarissimo allestimento dedicato alle migrazioni e dedicato al tema scelto dalla direzione artistica.

 

Alba Clemente

Napoletana di origine, come il marito, figura tra le signore nella classifica Best dressed dell’edizione Americana di Vanity Fair. Il suo portamento regale è retaggio di una “presenza scenica” che ha scandito la sua giovinezza tra i teatri sperimentali di Napoli e  Roma. Spesso la bellezza mediterranea di Alba è stata immortalata, oltre che dal marito, da molti “amici” artisti come Robert Mapplethorpe e Jean-Michel Basquiat, Julian Schnabel e Alex Katz. Dopo quattro figli e l’arrivo del primo nipote, Alba ha rispolverato l’immaginario della sua gioventù e ha scelto il backstage, scrivendo canzoni per il gruppo musicale Pink Martini, creando costumi per opere contemporanee e lavori teatrali classici rivisitati. Una nuova avventura, che attinge agli studi di scenografia all’Accademia di Belle Arti di Napoli. Ha anche ridecorato la lobby del Lexington Hotel di New York (albergo storico, caro a Marilyn Monroe e a Joe DiMaggio). A Ravello torna in scena, dopo una lunga assenza, recitando i versi del poeta greco Kavafis, per la nuova produzione “The wall”.

 

Karole Armitage

Danzatrice e coreografa americana, nata a Madison – Stati Uniti nel 1954, si è formata alla scuola dei più grandi maestri della danza del Novecento: con il grandissimo George Balanchine nella compagnia del Grand Théâtre de Genève e con Merce Cunningham (dal 1976 al 1981)con cui duetta in Squaregame (1976). Inizia nel 1978 la sua attività di coreografa (Fractions) e si impone all’attenzione generale con Drastic Classicism (1981), facendo parlare per la prima volta di `balletto punk‘. Nel 1979 fonda la sua compagnia,Armitage Gone!. Nel 1981 torna a lavorare con la Cunningham mettendola al centro di Channels/Inserts (1981), uno dei suoi capolavori. Spesso viene ricordata come ribelle, ma la sua unicità è quella di avere rotto i muri dei canoni classici, creando lavori contemporanei che mescolano la danza e la musica con la scienza e l’arte per indagare questioni filosifiche e ricerca di senso. In Watteau Duet (1985), un’altra delle sue coreografie memorabili, alterna le scarpe da punta con i tacchi a stiletto. Questo suo approccio al contemporaneo le porta molti consensi in Francia, dove crea Slaughter per il Gruppo di Ricerca dell’Opéra di Parigi, nel 1982. Lavora con Rudolf Nureyev e l’American Ballet Theatre, per cui inizia un percorso di intersezioni tra danza, architettura e arte contemporanea. The Mollino Room del 1986 è un lavoro esemplare, ispirato all’architetto italiano Carlo Mollino e interpretato da Mikhail Baryshnikov. Nello stesso periodo comincia a collaborare con due importanti artisti statunitensi, David Salle e Jeff Koons, che disegnano scene e oggetti per i suoi titoli neo-pop come Go-Go Ballerina (1988). Dal 1995 al ‘98 viene chiamata a dirigere il corpo di ballo del Teatro Comunale di Firenze nell’ambito del Maggio Danza. Dal 2000 al 2006 è coreografa residente del Centre Corégraphique Nationale – Ballet de Lorraine (Nancy) e, nel 2004, dirige la Biennale di Danza Contemporanea di Venezia. Ha creato coreografie per molte compagnie, dal Bolshoi di Mosca all’Opéra di Parigi, fino al Tasmanian Dance Company in Australia. Ha diretto opere per il Teatro di San Carlo di Napoli, il Théâtre duChâtelet di Parigi, l’Opera di  Amsterdam e per il New York Philharmonic e il Lincoln Center. Inoltre ha firmato regie per musical di Broadway (Hair, in nomination per i premi Tony) e video-clip per Madonna e Michael Jackson. Ha collaborato con il regista cinematografico  James Ivory  e con il Cirque du Soleil, per lo spettacolo Amaluna (2012). Nel 1986 ha vinto la Guggenheim Fellowship in coreografia e nel 1992 è stata insignita in Francia del titolo, Chevalier dans l’ordre des Arts et Lettres. Dall’anno scorso ha ottenuto due importanti riconoscimenti presso le Università di Harvard e del Kansas per lavori di ricerca sull’antropologia dei Nativi Americani.

 

ArmitageGone!Dance

Sin dal 1979, Karole Armitage e i suoi ballerini hanno segnato profondamente il territorio della danza contemporanea con creazioni e performance di enorme interesse e innovazione.

La compagnia Armitage Gone! Dance è ritornata negli Stati Uniti, nel 2004, dopo 15 anni di lavoro all’estero. Si definiscono “spiriti liberi”, ognuno di loro porta in scena un carattere e sono “personalità potenti con sfumature di interpretazione uniche”.

Lecreazioni dell’AG!D fanno riferimento a un ampio spettro di soggetti: dalla danza etnica ispirata dall’estetica africana, alla commedia dell’arte. Il loro immaginario prende a prestito il mondo onirico, costruendo viaggi poetici, attraverso paesaggi interiori e altre forme di consapevolezza.