Il dialogo della composizione italiana con la musica europea

Il dialogo della composizione italiana con la musica europea

29 aprile 2019 | focus

di Paolo Pinamonti
Direttore Artistico del Teatro di San Carlo

Sulle pagine de “The Christian Science Monitor” del 12 aprile del 1930, il celebre quotidiano edito a Boston dal 1908, per cui a partire dal 1925 sino al 1946 Alfredo Casella collaborò con interessanti cronache musicali dall’Italia, il musicista scriveva: “Oggi, al contrario, la musica più audace può essere presentata in questa città [Napoli] in condizioni decisamente più serene rispetto a Milano o a Roma. Per molti anni, Napoli ha avuto società concertistiche di eccellente livello. E non bisogna dimenticare che questa città è stata piuttosto fortunata […] per aver avuto alla testa della propria istituzione musicale un uomo come Giuseppe Martucci, una guida mirabile che ogni giorno appare più chiaramente come il vero iniziatore di tutta l’ampia rinascita musicale che oggi ispira l’Italia”.
Queste riflessioni di Casella possono essere un buon viatico al disegno sotteso al programma musicale che abbiamo delineato, assieme agli amici di Ravello, per la prossima edizione “Ravello Festival 2019”. Un “Festival” non tanto o solo semplice palcoscenico di grandi concerti, quanto un “Festival” che sappia riannodare i fili con l’origine tutta novecentesca di queste manifestazioni musicali, ora ampiamente diffuse e un po’ omologate in tutta Europa, ossia quella di un ciclo di concerti che, nella sua articolazione, sappia offrire una serie di spunti di riflessione anche conoscitiva, in questo caso, tra la grande tradizione strumentale italiana, attualmente poco frequentata, e il grande sinfonismo europeo.
Giuseppe Martucci non poteva che essere, come suggeriva giustamente Casella nel 1930, il primo nome a comparire nel programma. Nel segno di Wagner e Martucci, fortemente legati a Napoli e a Ravello, si aprirà la serie dei concerti sinfonici, dove Juraj Valčuha, direttore musicale dell’Orchestra del Teatro di San Carlo, dirigerà il Notturno sinfonico (1901) del compositore campano assieme al I atto de Die Walküre di Wagner, il San Carlo presenterà anche un secondo concerto con un grande affresco sulla musica cinematografica tra Nino Rota a John Williams, sempre con il suo direttore musicale Juraj Valčuha. E dopo questa inaugurazione si succederanno gli altri appuntamenti sinfonici, tutti caratterizzati dal voler offrire una peculiare prospettiva sul dialogo e l’apertura tra la musica italiana e la musica d’oltralpe. Avremo così modo di cogliere comuni echi neoclassici tra lo splendido Concerto dell’albatro di Giorgio Federico Ghedini (1945) con la voce recitante di Luca Bizzarri che leggerà il testo di H. Melville nella traduzione di S. Quasimodo e le raffinate partiture di Maurice Ravel (Orchestra del Teatro Carlo Felice, diretta da Wayne Marshall); o le suggestioni Jugendstil nella sinfonia per l’opera Oceana di Antonio Smareglia (1903) accanto ai lavori di Alexander Zemlinsky e Richard Strauss (Orchestra del Teatro Massimo diretta da Gabriele Ferro). O ancora il ricco e caleidoscopico suono orchestrale delle partiture, Fontane di Roma (1917) di Ottorino Respighi e L’uccello di fuoco (vers. 1919) di Igor Stravinsky, accostate nel comune segno del loro maestro, Nikolai Rimsky-Korsakov (Orchestra del Teatro comunale di Bologna diretta da Pietari Inkinen); o le inquietudini protonovecentesche della Seconda sinfonia (1910) di Alfredo Casella in dialogo con l’Adagio della incompiuta Decima sinfonia di Gustav Mahler, la cui diffusione della sua musica in Francia e in Italia tanto deve a Casella (Orchestra Giovanile Italiana, diretta da Jérémie Rhorer). Seguono poi la presentazione del Concerto per pianoforte di Giovanni Sgambati (1879), influenzato dal grande sinfonismo romantico tedesco (Orchestra filarmonica “Giuseppe Verdi” di Salerno diretta da Ryan McAdmas) e l’omaggio a quella che sicuramente sarebbe stata una delle voci più originali del Novecento italiano, Giovanni Salviucci, se non fosse morto prematuramente a soli trent’anni, con la sua Ouverture in do diesis minore (1933) assieme allo Strauss di Aus Italien (Orchestra sinfonica “Giuseppe Verdi” di Milano diretta da Claus Peter Flor). Infine avremo un concerto dove le rivisitazioni rossiniane e neoclassiche di Benjamin Britten si confronteranno con la vivacità degli originali (Orchestra Filarmonica “Gioachino Rossini” diretta da Donato Renzetti). Non potevano mancare gli appuntamenti con la grande tradizione strumentale settecentesca con i “concerti a molti stromenti” di Antonio Vivaldi (Accademia barocca di Santa Cecilia diretta da Federico Maria Sardelli) e un omaggio a Wolfgang A. Mozart e a Domenico Cimarosa (Orchestra Giovanile “Luigi Cherubini” pianista e direttore Jean Efflam Bavouzet), chiuderà il ciclo l’Orchestra Filarmonica della Scala diretta da Lorenzo Viotti.
Il festival è arricchito da una serie di appuntamenti cameristici “di mezzanotte” nella Sala dei Cavalieri di Villa Rufolo, che si apriranno al contemporaneo in dialogo con l’antico, Mozart con G.F. Malipiero e Silvia Colasanti, i madrigali di Gesualdo Da Venosa assieme a quelli di S. Sciarrino e W. Rihm, o ancora Mozart e G. Ligeti, concerti da camera che includeranno l’integrale, in quattro appuntamenti in altrettanti luoghi e ore differenti della giornata del Catalogue d’oiseaux per pianoforte (1959) di Olivier Messiaen, affidato a Pierre Laurent Aimard, oggi fra i massimi interpreti del compositore e ornitologo francese.
Novità importante di quest’anno sarà anche quella di un primo festival organistico nel Duomo di Ravello, disegnato assieme al prezioso aiuto del caro amico Andrea Marcon, che qui ringrazio, e che vedrà a Ravello alternarsi i migliori strumentisti europei, da Bernard Foccroulle a Olivier Latry, da Andrea Macinanti a Michel Bouvard e Luca Scandali.