Laura Valente

Laura Valente

Direttore artistico Danza \ Tendenze e nuovi linguaggi \ Progetti speciali \ Formazione

Contro tutti i muri

La danza sa come scavalcare le barriere, cancellare i confini, vincere i pregiudizi. Per questo ho scelto il “muro” come simbolo di questa edizione del Ravello Festival Danza, la seconda da me diretta.

L’intento è di raccontare come la danza, appunto, riesca ad entrare nelle crepe delle differenze ideologiche, religiose, sociali e a rivelare la fragilità dei nostri preconcetti abbattendo i muri che ci dividono.

È questo il potere di un’arte che, alle inquietudini e alle paure del nostro tempo, sa ancora opporre il desiderio di un orizzonte comune, fondato sulla convivenza tra mondi diversi attraverso il linguaggio del corpo e del movimento.

Non a caso, la danza è sempre stata una terra capace di accogliere i “migranti” della cultura, trasformando il loro approdo in una risorsa, facendo del confronto e della contaminazione il codice genetico della sua stessa vita. La serata inaugurale presenta The Wall, coreografia  commissionata a Karole Armitage, in prima assoluta per il Ravello Festival, con uno dei maggiori artisti contemporanei, Francesco Clemente, al suo debutto in un lavoro coreografico, che dal vivo dipinge un giardino idilliaco dove “si può abitare e anche devastare”, mentre la voce recitante di Alba Clemente (sua moglie nella vita, che firma anche i costumi) scandisce i versi del poeta greco Kavafis. Qui i muri fanno riferimento alla violenza dei conflitti che attraversano il mondo contemporaneo. Tra le musiche evocate quella indimenticabile dei Pink Floyd, non a caso. Balanchine in the dark, nella prima parte della serata, vuole essere un abbraccio ideale al talento unico del coreografo, migrante dal recinto del balletto romantico dell’Ottocento. Se non avesse compiuto il suo viaggio – dalla Russia all’America – per mare, il “più liquido dei muri”, oggi non ci sarebbe uno stile americano del balletto. Un graffio tutto americano, in un doppio passo che è un omaggio alle creazioni storiche di George Balanchine, fondatore del New York City Ballet, danzate dai solisti dalle Stars of American Ballet di Daniel Ulbricht. La giornata del debutto della danza sarà impreziosita dall’inaugurazione della mostra – progetto speciale – che  Francesco Clemente porta a Ravello: una grande tenda, di quelle tipiche che caratterizzano gli accampamenti dei nomadi  dell’Asia, con gli interni dipinti dall’artista mentre all’esterno i ricami a mano di artigiani indiani sono realizzati con fili d’oro. Tende preziose, “luoghi artistici” che diventano simbolo di rifugio e dedica al tema delle migrazioni. Saranno inoltre mostrati per la prima volta 19 acquerelli, e l’opera/manifesto che Clemente ha creato ispirandosi al tema scelto quest’anno: un muro dal quale volano aquiloni colorati.

Marie Chouinard, l’eversiva coreografa canadese, neo direttrice della Biennale Danza  di Venezia, declina il tema del ‘muro’ con una personale rivisitazione del suo capolavoro, Le sacre du printemps, in cui i corpi dei danzatori, ricoperti da aculei, diventano metafora di una protezione ricercata strenuamente nel segno di un primitivismo lunare, che esplode potente, carnale e spirituale allo stesso tempo. Chouinard rimonterà anche i suoi Les 24 Préludes de Chopin, in una residenza con i danzatori del nostro progetto di formazione Abballamm’!.

Per la prima volta a Ravello, anche il coreografo israeliano Ohad Naharin con la sua Batsheva Dance Company, Nella sua esperienza di vita Naharin ha abbattuto molti muri: cresciuto in un kibbutz, a fianco del suo gemello affetto da autismo, ha inventato per lui un vero e proprio linguaggio alternativo, che è diventato la sua poetica espressiva. Oggi Naharin è uno degli emblemi culturali del suo paese, inventore del famoso metodo “Gaga”, simbolo di quella positiva creatività israeliana che cerca di costruire ponti e trovare soluzioni. Nella performance Decadence a Ravello, Naharin ci condurrà per mano tra le creazioni che lo hanno reso celebre, osannato dal New York Times come “uno dei più grandi coreografi a capo di una tra le migliori compagnie al mondo”. All’Opera di Parigi su 16 stranieri in compagnia, 11 sono di origine italiana. Les Italiens de l’Opéra de Paris è una compagnia appena nata, sotto la guida di Alessio Carbone. A Ravello balleranno Petit e Bournonville, Béjart, Balanchine e Garnier, il repertorio classico del grande teatro francese. Ma anche, per chiudere la programmazione danza, due nuove coreografie. Quella di Simone Valastro, commissionata dal Festival, che ho voluto intitolare Bread and Roses, dal titolo di un toccante film di Ken Loach, con la musica, tra gli altri, del compositore francese Pierre-Yves Macé, che ha riunito oltre 150 temi di canti dell’emigrazione in un’opera musicale unica in collaborazione con il Museo dell‘Immigrazione a Parigi. Costumi di un’icona della moda: Christian Lacroix. Che ispira anche Black Dust di Matteo Levaggi, coreografia scandita dalla partitura originale di Lamberto Curtoni (da Black Star di David Bowie). Mondo e territorio, diversità e unicità appunto, diventano le linee guida che continuano a segnare il cammino di Abballamm’!, il progetto di formazione che attraversa la programmazione danza, e che permette ai talenti della nostra regione, all’interno di una rete tra operatori riconosciuti, di lavorare con i coreografi del festival. Quest’anno una partnership speciale è quella con l’Accademia di Danza e Sareyyet Ramallah/Palestine International Award for Excellence and Creativity. Sarà un lavoro sui destini che si possono cambiare.

A proposito di muri. Da abbattere. Sempre.

Laura Valente
Direttore artistico
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