Laura Valente

Laura Valente

Direttore artistico Danza \ Tendenze e nuovi linguaggi \ Progetti speciali \ Formazione

1968-2018
di Laura Valente
Direttore artistico
Danza / Formazione / Mostre / Tendenze e Nuovi Linguaggi

 

1968-2018. Sono passati cinquanta anni dal tempo in cui i soldati americani fanno piovere bombe sul Vietnam, gli studenti di Parigi bruciano i boulevard, gli artisti italiani alla Biennale di Venezia protestano coprendo e girando verso le pareti le loro tele, declamando parole come “apertura, ricerca, democratizzazione della cultura”. Pochi anni prima Peggy Guggenheim sbarcava a Venezia, esportando la pop art americana in Italia, anticipando una tre giorni rivoluzionaria Arte Povera più Azioni Povere /1968, con cui ad Amalfi Germano Celant, Marcello e Lia Rumma rendono protagonisti materiali come ferro, legno, plastica, stracci, scarti industriali, assemblati in creazioni originali e spiazzanti. Si avvia il processo di sconfinamento dell’arte “dal quadro all’ambiente” e performance e happening diventano strumenti di espressione artistica,  impegno civile, lotta alle disparità di genere, innovazione dei codici, influenzando la ricerca dei decenni successivi. A quello ‘spirito’ – fatto di simboli e icone, figli legittimi (e non) – è dedicata questa edizione della danza al Ravello Festival. Si inizia (4 luglio) con Bill T. Jones, simbolo della contact-dance, coreografo dalla tinta espressiva aspra e potente, emblema di impegno civile incentrato sulla lotta contro i pregiudizi razziali e  religiosi (“Voglio che sia chiaro il mio punto di vista sulla vita, sui diritti, come la penso, da che parte sto”). Che gli vale l’incoronazione del New York Times (“Uno dei tesori insostituibili d’America”). /Time: Study II 2018, lavoro per il festival che include il progetto Abballamm’!, fiore all’occhiello di un percorso di formazione che da tre anni realizza residenze con gli artisti ospiti, e che in questa edizione sigla il debutto dei giovani talenti della Campania in scena con i solisti della compagnia americana. Una giornata di happening / performance quella del 5 luglio: 1968/See me, feel me (titolo/omaggio a Tommy degli Who, la prima opera rock della storia) con i ballerini di Abballamm’! a cantare e danzare in piazza con gli ormai “classici”  musicali dell’epoca prima del debutto, nell’Auditorium disegnato da Oscar Niemeyer, di due nuove produzioni del festival: Antonello Tudisco/Act of mercy e Michela Barasciutti/Peggy untitled 2013-2018 (lavoro ispirato alla collezione Guggenheim di Venezia). Se c’è un artista che ha segnato l’inizio del terzo millennio è Wayne McGregor, con la sua cifra stilistica che fonde danza e arti visive, tecnologia e scienza. Il regista e corografo britannico “più apprezzato” (fonte Times) confeziona per Ravello Icons, (7 luglio) programma che fa dialogare, tra le altre, creazioni osannate dalla critica come Autobiography (ventitrè sono i cromosomi che compongono il genoma umano: McGregor ha chiesto a due genetisti di mettere in sequenza il suo, per trasformarlo in un algoritmo con altrettante espressioni coreografiche) e Woolf Works, quest’ultima ispirata agli scritti di Virginia Woolf e che vede protagonista anche l’étoile Alessandra Ferri, una delle più grandi danzatrici italiane. Dada Masilo, sudafricana di Johannesburg, cresce nella township di Soweto, prima che arrivi il successo con la rielaborazione poetica di classici del balletto romantico. “Svelo nei mie balletti violenza, arroganza e nudità. Nulla di tutto ciò è permesso, giustificato, tollerato”. A Ravello la sua “Giselle” (di William Kentridge i ‘drawings’ dello spettacolo) danza la vendetta di una donna contro le violenze su tutte le donne, tema oggi più che mai al centro del dibattito pubblico. “Se Dio avesse pensato alla danza, avrebbe creato Svetlana Zakharova”, secondo Baryšhnikov. L’étoile ucraina, regina del Bol’šoj, è al centro di Russian code, progetto originale che mescola classici di Fokine a graffianti creazioni di nuove stelle della coreografia come Vladimir Varnava (29 luglio). A Rudolf Nureyev, indiscusso mito del Novecento, l’omaggio dei Solisti della Scala di Milano a 25 anni dalla scomparsa. Serata (4 agosto) aperta da una giovane coreografa campana, Luna Cenere che, su commissione del festival, firma un ritratto ‘nudo’ (in scena) di Isadora Duncan (Natural gravitation). Arte sacra e libera, la danza per Isadora, in grado di aprire varchi infiniti e inediti verso il cambiamento. Per questo vale la pena di celebrare tutti quei ’68 che ancora fanno danzare lo spirito e le passioni.