Tra i capolavori medievali che impreziosiscono il patrimonio artistico ravellese spicca il pulpito del Duomo, ricco di mosaici policromi. L’opera, commissionata da Nicola Rufolo, fu firmata nel 1272 da Nicola di Bartolomeo.
I mosaici del pulpito colpirono la fantasia di Maurits Cornelis Escher, che soggiornò più volte a Ravello a partire dal 1923. I suoi taccuini contengono numerosi esercizi con cui l’artista olandese copiò questi fregi assimilandone gli effetti labirintici e simbolici che poi ritroviamo nella sua fantastica produzione.Proprio nel corso di questi esercizi, Escher strinse amicizia con Jetta, una giovane turista che, come lui, soggiornava presso l’hotel Toro ed era affascinata dai mosaici del Duomo. In seguito i due giovani si sposeranno.
Tra i molti fregi e simboli che potrebbero ispirare un marchio moderno, radicandolo nella tradizione estetica di Ravello, fa bella mostra di sé, nel retro del pulpito, un grifo giallo in campo verde, circoscritto in un cerchio.
A questo grifo si ispirò Barbara De Masi per costruire il primo marchio del Ravello Festival che, per iniziativa dell’Amministrazione comunale e dell’Assessorato alla cultura allora in carica, fece la sua prima apparizione nel 1994 e nella medesima struttura interdisciplinare poi ripresa, un decennio più tardi, dalla Fondazione Ravello.
Il marchio era costituito dalla stilizzazione del grifone, circondato da una circonferenza entro la quale era contenuta la scritta RAVELLO FESTIVAL. Il festival interdisciplinare, articolato nelle stesse otto sezioni attuali, fu sperimentato per due estati, nel 1994 e nel 1995. Poi, per una serie di problemi contingenti, l’iniziativa decadde. Dieci anni dopo, il Ravello Festival è rinato su più solide basi, grazie alla Fondazione Ravello. Alla sua ripresa nel 2003, fu bandito un concorso nazionale per l’immagine grafica della manifestazione, vinto da Pietro Amos e dallo Studio Manabò di Salerno.
Amos disegnò un primo logo del Festival, che includeva il marchio in una versione leggermente modificata rispetto a quella di Barbara De Masi: è infatti scomparso il cerchio esterno ed è adottato come colore istituzionale il giallo che evoca le solari, mediterranee luminosità della Costiera Amalfitana.
A partire dall’edizione 2004, l’immagine del Festival è curata da Pietro Amos per tutto ciò che riguarda le illustrazioni e da Michele Spera per tutto ciò che riguarda la grafica. In questo modo la Fondazione ha messo in sinergia due grandi artisti, ognuno eccellente nel proprio campo. Sia Amos che Spera hanno optato per una versione leggera del marchio, senza cerchio esterno, e di colore giallo.
Spera ha poi ridisegnato il logo in due versioni e vi ha inserito il marchio.