Wagner apre la 65esima edizione del Ravello Festival
Nel weekend inaugurale anche la Danza contro i muri e le diversità Francesco Clemente in mostra e in live-painting

Wagner apre la 65esima edizione del Ravello Festival
Nel weekend inaugurale anche la Danza contro i muri e le diversità Francesco Clemente in mostra e in live-painting

29 giugno 2017 | News

Sabato 1 luglio (ore 20), saranno le note di Richard Wagner, nume tutelare di Ravello, a riecheggiare nel giardino di Klingsor e a dare il via alla lunga estate della Città della Musica. Tanta musica, danza e incursioni nelle arti figurative e nei nuovi linguaggi compongono il ricco cartellone della 65esima edizione del Ravello Festival che fino a settembre, renderà Ravello meta privilegiata per gli amanti dell’arte e del bello.

A condurre l’Hungarian Radio Symphony Orchestra la prima formazione a salire sul palco del Belvedere di Villa Rufolo, l’esperta bacchetta di Adam Fisher, fondatore e direttore artistico di due festival internazionali, il Festival Wagner a Budapest e il Festival Haydn a Eisenstadt, per il quale ha fondato il Österreichisch-Ungarische Haydn Philharmonie, di cui è attualmente Direttore Onorario. Il programma della serata prevede l’esecuzione integrale del primo atto de La Valchiria e la terza scena del terzo atto del Sigrifido. Le voci sono quelle del soprano Elisabet Strid, del tenore  Daniel Brenna e del basso Sebastian Pilgrim. Il concerto è realizzato in collaborazione con uno dei più prestigiosi Festival dedicati al maestro di Lipsia come quello di Budapest diretto come detto dallo stesso Fischer.

Il weekend festivaliero ha in serbo poi, una domenica (2 luglio) tutta votata alle arti figurative e alla danza con l’inaugurazione (ore 18) della mostra Standing with truth for Ravello 2017 di Francesco Clemente a cura di Laura Valente. Il maestro porta a Ravello un’installazione site-specific pensata per Villa Rufolo, a partire dalla serie ENCAPMENT già declinata sul tema delle Tende.

Tende preziose, “luoghi artistici”, concettuali e simbolici, che diventano sinonimo di rifugio e dedica ideale al tema delle migrazioni. Nella Cappella di Villa Rufolo, location scelta per l’istallazione, sarà visitabile (fino al 30 settembre), una grande tenda (in inglese tent) della forma tipica di quelle che caratterizzano gli accampamenti dei pastori nomadi asiatici. Gli interni dei tessuti sono stati dipinti a tempera da Clemente, mentre la stoffa mimetica degli esterni è ricamata a mano, con filo d’oro, da artigiani indiani. In mostra, in prima assoluta, anche 19 acquerelli.

Il maestro sarà anche uno dei protagonisti dello spettacolo (ore 21.30) che apre il cartellone tersicoreo di quest’anno che sceglie di attraversare i muri e di abbattere le barriere della diversità, del razzismo, delle differenze. Una serata dal doppio passo – in prima assoluta per il Ravello Festival – che si articola in due momenti: Balanchine in the dark, omaggio alle creazioni senza tempo di George Balanchine, danzate dai ballerini della ‘sua’ compagnia, The Stars of American Ballet & Daniel Ulbricht. Chiude la serata The Wall, una creazione commissionata a Karole Armitage, protagonista assoluta della danza americana, impreziosita dalla partecipazione straordinaria in live painting proprio di Francesco Clemente e la voce recitante di sua moglie, Alba, che condivide per la prima volta una produzione con il marito e firma anche i costumi. www.ravellofestival.com. Boxoffice: tel. 089 858422 – boxoffice@ravellofestival.com

 

 

Sabato 1 luglio
Belvedere di Villa Rufolo, ore 20.00
Hungarian Radio Symphony Orchestra
Adam Fischer, direttore
Elisabet Strid, soprano
Daniel Brenna, tenore
Sebastian Pilgrim, basso
Posto unico € 50
Programma
Richard Wagner (1813 – 1883)
Die Walküre, Atto I
Siegfried, Atto III, III Scena

 

Domenica 2 luglio (fino al 30 settembre)
Villa Rufolo ore 18.00
Inaugurazione della mostra di Francesco Clemente
Standing with truth for Ravello, 2017
Tent by Francesco Clemente
a cura di Laura Valente

 

Domenica 2 luglio
Belvedere di Villa Rufolo, ore 21.30
Balanchine in the dark
The Stars of American Ballet & Daniel Ulbricht
The Wall
Francesco Clemente / Karole Armitage / Alba Clemente / Armitage Gone! Dance
Live Painting Francesco Clemente
Coreografia di Karole Armitage
Voce recitante e costumi Alba Clemente
Versi di Konstantinos Kavafis
Commissione e Nuova produzione Ravello Festival
ITALIA / AMERICA / RUSSIA / GRECIA / FRANCIA
Posto unico € 30

 

BIOGRAFIE

Adam Fischer

La dinamicità e la diversità caratterizzano il lavoro creativo del direttore di fama internazionale Adam Fischer. Fischer è fondatore e direttore artistico di due festival internazionali, il Festival Wagner a Budapest e il Festival Haydn a Eisenstadt, per il quale ha fondato il Österreichisch-Ungarische Haydn Philharmonie, di cui è attualmente Direttore Onorario. Il progetto più recente di Adam Fischer è quello di dedicarsi alle opere complete di Gustav Mahler, in concerto e registrazioni dal vivo, insieme ai Düsseldorfer Symphoniker, di cui è Direttore Principale oltre ad essere Consulente Artistico alla Tonhalle di Düsseldorf. Adam Fischer è stato Direttore Principale della Danish Chamber Orchestra per venti anni, un sodalizio artistico che ha trovato la sua espressione soprattutto in una premiata registrazione dell’opera sinfonica completa di Mozart, ora seguita da un ciclo dedicato a Beethoven. Alla Wiener Staatsoper, Adam Fischer ha diretto numerose nuove produzioni e ben 26 opere diverse. Uno dei più recenti highlights è stata una serie di performance di La Valchiria di Wagner, parte del tour del Giappone della Wiener Staatsoper, di cui è stato nominato membro onorario della nel 2017. Con un vasto repertorio, Adam Fischer è apparso per più di trenta anni nei principali teatri d’opera di tutto il mondo tra cui il MET di New York, Bayerische Staatsoper di Monaco e La Scala di Milano. Ospite al Bayreuth Festival per molti anni, è stato eletto Direttore dell’anno dalla rivista tedesca Opernwelt per le sue performance del ciclo “Der Ring” di Wagner. Fischer si esibisce regolarmente sul podio con i Wiener Philharmoniker, Wiener Symphoniker e  Orchestra of the Age of Enlightenment, oltre a vantare collaborazioni con tutte le più importanti orchestre nel mondo. Adam Fischer ha studiato composizione e direzione d’orchestra a Budapest e a Vienna con il leggendario Hans Swarowsky.  È stato direttore musicale a Friburgo, Kassel e Mannheim e Direttore Artistico del Teatro dell’Opera di Budapest. Due Echo Klassik Award (per l’integrale delle sinfonie di Joseph Haydn), l’International Classical Music Award (per la collezione completa delle sinfonie di Mozart), due Grand Prix du Disque (La regina di Saba di Goldmark e il Castello del Duca Barbablù di Bartók) documentano l’ampia gamma del suo lavoro e discografia. Adam Fischer è membro onorario del Musikverein für Steiermark a Graz. È stato nominato nell’Ordine di Dannebrog e professore onorario in Austria.

 

Hungarian Radio Symphony Orchestra

L’orchestra è stata fondata da Ernő Dohnányi (Ernst von Dohnanyi) nel 1943. János Ferencsik, Tibor Polgár, László Somogyi, György Lehel (tra il 1957 e il 1989) e András Ligeti (1989-1993) sono stati tra i primi direttori musicali. Dopo il suo memorabile concerto nel dicembre 1992, Tamás Vásáry è stato direttore musicale e direttore principale fino al 2004 da quando è poi diventato direttore onorario.

Le numerose apparizioni e concerti di Ádám Fischer hanno aperto un nuovo capitolo nella storia dell’orchestra. Fischer è stato nominato prima consigliere musicale (2004), poi direttore ospite principale (2005) e infine, tra il 2006 e 2008, direttore musicale e direttore principale degli ensemble musicali della Radio Ungherese. Allo stesso tempo, László Kovács è stato il direttore principale nel periodo 2004-2008, Stefano D’Agostino tra il 2009 e 2011, Gergely Vajda nel periodo 2011-2013, e János Kovács da settembre 2014. La Hungarian Radio Symphony Orchestra è una delle più importanti orchestre ungheresi, che vanta numerose apparizioni in sale da concerto, stazioni radio-televisive e studi di registrazione.  L’orchestra vanta anche centinaia di registrazioni musicali per il cinema, oltre a collaborazioni con il mondo della lirica e dell’operetta. Invitata regolarmente al Miskolc Opera Festival, La Hungarian Radio Symphony Orchestra ha ottenuto enormi successi grazie alle serie wagneriane curate da Ádám Fischer, serie che hanno contribuito ad accrescere ulteriormente la sua fama nel mondo.

Tra i più rinomati direttori e solisti che hanno collaborato con l’orchestra sono da ricordare Antal Doráti, Otto Klemperer, Leopold Stokowski, Sir George Solti, David Oistrakh, Claudio Abbado, Péter Eötvös, Sir Neville Marriner, così come Yehudi Menuhin, Mstislav Rostropovich, Martha Argerich, Gidon Kremer, Mischa Maisky, Maxim Vengerov, Grigory Sokolov e molti altri.

Elisabet Strid

Dal 2010 Elisabet Strid è ospite in Teatri d’Opera e Festival internazionali come il Semperoper di Dresda, Teatro dell’Opera di Oslo, Helsinki, Riga, il Teatro dell’Opera di Lipsia, Rhine Opera Düsseldorf-Duisburg, Gothenburg Opera, la Vlaamse Opera Antwerpen, Opéra de Lille, Opera, Bellas Artes del Messico, il Baltic Sea Festival di Stoccolma, i Festival nel teatro antico di Plovdiv a Copenaghen, Tampere e il Wagner-Days di Budapest. Nel 2013 ha debuttato negli Stati Uniti alla Michigan Opera di Detroit, così come al Festival di Bayreuth. Il soprano svedese è richiesto in ruoli come ELISABETH in Tannhäuser, ADA in Die Feen, FREIA ne L’Oro del Reno, SIEGLINDE in La Valchiria, BRÜNNHILDE nel Sigfrido, GUTRUNE nel Crepuscolo degli Dei, SENTA ne L’Olandese volante. Si è inoltre esibita come RUSALKA, CIO-CIO-SAN in Madama Butterfly, GIORGETTA ne ‘Il Tabarro’ o NYSSIA nel King Kandaules. Elisabet Strid ha lavorato e lavora con direttori di fama  internazionale e registi quali Andris Nelsons, Adám Fischer, Lorin Maazel, Esa-Pekka Salonen, Cornelius Meister, Axel Kober, Ivan Anguélov, Kent Nagano, Stefan Herheim, Frank Castorf, Barbe & Doucet, Àlex Ollé / La Fura dels Baus… In concerto si è esibita con la Swedish Radio Orchestra, l’Orchestra OFUNAM a Città del Messico, la Gotenburg e Stuttgart Philharmonic Orchestra, la Miscolc e Stockholm Symphony Orchestra, cantando Wagner Wesendonck Lieder, Isoldes Liebestod, la Sinfonia n°9 di Beethoven. Recentemente ha debuttato con successo come Chrysothemis in Elektra presso la National Opera di Helsinki nella famosa produzione di Patrice Chereau. Nell’estate 2017 l’artista debutterà come SALOME al Teatro dell’Opera di Lipsia.

I prossimi impegni la vedranno inoltre nei panni di SENTA alla Cape Town Opera, Sieglinde in “Die Walküre” al Lyric Opera di Chicago e il Rhine Opera Düsseldorf-Duisburg,  come BRÜNNHILDE, come SENTA al Budapest Wagner-Days. Il suo primo album da solista ‘Wagner und Beethoven’, sarà pubblicato dalla OehmsClassics nel giugno 2017.

 

Daniel Brenna

Il tenore americano Daniel Brenna è considerato uno dei più convincenti e giovani Sigfrido nell’attuale scena musicale. Il suo Sigfrido è stato celebrato in teatri come la Washington National Opera, Longborough Festival, Stuttgart State Opera, il Wagner Days di Budapest, l’Odense Philharmonic Orchestra, o nella versione di di ‘The Ring”  dell’Opéra de Dijon, dove è stato anche Siegmund. Il suo TANNHÄUSER ai teatri di Dortmund lo ha fatto nominare dalla stampa tedesca come miglior cantante. La carriera internazionale di Daniel Brenna ha avuto inizio nel 2011, quando ha interpretato ARON in ‘Moses and Aron’ presso l’Opera House di Zurigo. Prima, aveva già avuto enorme successo in questo ruolo al Festival Miscolc e al Palace of Arts di Budapest. Nell’estate del 2012 Daniel Brenna ha debuttato come DESPORTES  in ‘Die Soldaten’ di  Zimmermann al Festival di Salisburgo, ruolo che lo ha portato ad esibirsi anche alla Bavarian State Opera di Monaco di Baviera e alla Scala di Milano. Si è inoltre esibito alla Nederlandse Opera di Amsterdam, Stuttgart State Opera, Aalto Theatre di Essen, il Teatro dell’Opera di Lipsia, May Festival di Wiesbaden ….

Il suo repertorio comprende ruoli come il falso Dmitry in ‘Boris Godunov’, BORIS in ‘Katja Kabanowa’, PRINCE RADJAMI in ‘Die Bajadere’, il primo uomo armato in ‘Die Zauberflöte’, Bacco in ‘Arianna a Nasso’ o EISENSTEIN in ‘ Die Fledermaus’. Daniel Brenna si esibisce regolarmente con direttori di fama e registi come Christoph von Dohnanyi, Kirill Petrenko, Seji Ozawa, Daniel Harding, Ingo Metzmacher, Ádám Fischer, Stefan Soltesz, Michael Schoenwandt, Achim Freyer, Alvis Hermanis, Andreas Baesler, Peter Konwitschny, William Kentridge … Daniel Brenna ha fatto il suo debutto, riscuotendo enorme successo, alla Metropolitan Opera House come ALWA in Lulu di Alban Berg nell’autunno 2015 e vi è tornato come LACA in Jenufa durante la stagione corrente. Nella stagione 17/18 si esibirà come SIGFRIDO al Theater an der Wien, alla San Francisco Opera House e con la Hong Kong Philharmonic Orchestra.

 

Sebastian Pilgrim

Sebastian Pilgrim si è laureato presso la Hochschule für Musik di Detmold con il Prof. Ritterbusch. Già durante gli studi era impegnato come membro dell’ensemble del Teatro di Erfurt e ha fatto il suo debutto come Sir John Falstaff (Die lustigen Weiber von Windsor) presso l’International Young Opera Weikersheim. Dal 2013/14 al 2015/16 ha fatto parte dell’ensemble al Nationaltheater di Mannheim dove ha debuttato, con grande successo, come König Filippo II (Don Carlo), come Fiesco (Simon Boccanegra) e come Hagen nel revival di Götterdämmerung nel mese di giugno 2016.  Si è esibito inoltre nei ruoli di Tchelio (Liebe zu den drei Orangen), Pistola (Falstaff), Colline (La Bohème), Fafner (Das Rheingold), Gott der Unterwelt (Alceste), Cadmo (Die Bassariden), Sarastro, Don Basilio (Il Il barbiere di Siviglia), Orbazzano (Tancredi), General (The  Gambler) e Timur (Turandot). Dalla stagione 2016/17 Sebastian Pilgrim è freelance e ricoprirà ruoli come Filippo II in una nuova produzione di Don Carlo al Teatro Bielefeld, come Erster Priester (Die Zauberflöte) all’Opéra National de Paris e come Hunding al Wagner in Budapest Festival sotto la direzione del M° Adam Fischer. Tornerà anche a Mannheim per il suo debutto come Rocco in una nuova produzione di Fidelio nella stagione 2017/18. In ambito concertistico, può essere regolarmente ascoltato nell’esecuzione di Schöpfung di Haydn, Weihnachtsoratorium di Bach ed Elias di Mendelssohn, ma anche nella musica contemporanea, ed è stato ospite al Hugo Wolff Liedfestival nella primavera 2015. Nello stesso anno, Sebastian Pilgrim è stato finalista al BBC Cardiff Singer of the World Competition. È risultato vincitore di diversi premi come il Premio Speciale della Bundeswettbewerb Gesang Berlino nel 2010, il Wolfgang Wagner Award all’International  Song Competition for Wagner Voices nel 2012 e, come compositore, ha ricevuto il Kurt Masur Award al Deutscher Musikwettbewerb Komposition nel 2017.

 

American & New York City Ballet

L’American Ballet è tra le principali compagnie di balletto al mondo e nel XX secolo ha conosciuto momenti di fulgore e gloria davvero unici. Dall’anno della sua fondazione, nel 1937 come Mordkin Ballet. Ha avuto una riorganizzazione nel 1940, diventando Ballet Theatre, con la direzione artistica di Lucia Chase e Rich Pleasant, che guidarono la compagnia per 40 anni, fino al 1980. Nel 1956 la compagnia prende il nome definitivo di American Ballet Theatre con importantissimi direttori artistici tra cui: Mikhail Barishnikov (1980-1990), Jane Herman and Oliver Smith (1990-1992) e, dal 1992, Kevin McKenzie. Negli anni ’60 la compagnia è stata l’unica ad essersi esibita anche in Unione Sovietica. Sede degli spettacoli e delle rappresentazioni della compagnia è il Metropolitan Opera House di New York .

Il New York City Ballet nasce nel 1948 da un gruppo precedentemente noto come Ballet Society. Fondatori sono tre figure molto diverse tra loro: il coreografo di origine russa George Balanchine, l’impresario Lincoln Kirstein e il direttore d’orchestra Leon Barzin. Nel 1964 la compagnia si trasferisce al New York State Theater e, da quel momento, il NY City Ballet diventa la prima compagnia americana ad avere due sedi permanenti: il Lincoln Center del NY State Theater, sulla 63ª strada a Manhattan, e il Saratoga Performing Arts Center a Saratoga Springs. Al New York City Ballet è associata la School of American Ballet. Il repertorio è essenzialmente concentrato sulle creazioni di Balanchine, che rimase il maître de ballet ufficiale fino alla sua morte nel 1983. Il “NYC Ballet” possiede il repertorio più vasto rispetto a qualsiasi altra compagnia americana e, ogni anno, mette in scena più di sessanta balletti nelle stagioni invernali e primaverili al Lincoln Center e oltre venti balletti nella stagione estiva a Saratoga Springs.

 

Daniel Ulbricht & “The Stars of American Ballet”

Daniel Ulbricht è tra le star – primi ballerini – più importanti degli ultimi decenni. Nato a St. Petersburg, in Florida, ha iniziato gli studi di danza a 11 anni con maestri come Javier Dubraq, Jean Pierre Bonnefoux e Patricia McBride. Nel 1999, viene invitato alla School of American Ballet e il suo primo lavoro è stato The Sleeping Beauty di Peter Martins. Nel 2001 entra a far parte della compagnia, nel 2005 è solista e nel 2007 diventa primo ballerino. Oggi è anche il direttore creativo della stagione del NYCity Ballet’s Family Saturdays program, collabora con Manhattan Youth Ballet ed è il direttore artistico della stagione estiva della Summer School for the Arts di Saratoga Springs. Nel 2008 si fa promotore di una formazione composta da danzatori principali e solisti delle più importanti compagnie d’eccellenza di balletto americano (American e New York City Ballet). Dal 2013, la compagnia si dedica a tournée internazionali con il nome di “Stars of the American Ballet” (le Stelle dell’American Ballet).

  

Francesco Clemente

Pittore e disegnatore napoletano (Napoli, 1952) è stato tra i più importanti protagonisti del movimento artistico della Transavanguardia, teorizzato da Achille Bonito Oliva.

A Roma Clemente incontra Alighiero Boetti, artista torinese appartenente al movimento dell’arte povera. Guidato da Boetti, Clemente va in Afghanistan e in India più volte, fermandosi per mesi nei due paesi. L’Oriente, in particolare l’India, l’induismo, i segni grafici legati a quel mondo cominciano a prendere forma nelle sue creazioni. Ma anche dall’Ovest gli arrivano specifici richiami americani. “Tutto ciò che è stato legato alla beat generation ha contato nella mia vita: le poesie di Allen Ginsberg, i quadri di Andy Warhol, la musica di Bob Dylan e Jimi Hendrix”, ricorda. Nella capitale conosce Achille Bonito Oliva, che lo fa entrare in contatto con altri due italiani, Enzo Cucchi e Sandro Chia: è il terzetto della Transavanguardia. Nel 1981 sbarca in America. “New York è un luogo di incontro dove si ha accesso facilmente a tutte le cose”. Ed è proprio a New York che l’artista napoletano conosce il successo: i suoi lavori vengono esposti dall’Università di Berkeley, in California, al Metropolitan Museum di New York, dall’Art Institute di Chicago al Museum of Modern Art di New York. Lungo il suo percorso Clemente incrocia grandi artisti internazionali, collaborando tra gli altri con Jean-Michel Basquiat e Andy Warhol. Nella sua produzione artistica, che appare con regolarità anche in tutti i paesi europei, tornano costantemente gli autoritratti, che Clemente definisce “una testimonianza del passare del tempo della fragilità dell’io”. Derek Walcott gli ha dedicato il libro A History of the Heart in Three Rainbows (Charta 2009): «Clemente è italiano ed è quindi discendente ed erede di Michelangelo; si possono contrapporre questi scarabocchi flaccidi, disincarnati, alla solidità marmorea della Sibilla Cumana, per esempio, o alla tensione dei muscoli di un atleta prestante. Non ricordo chi sia stato a liquidare Michelangelo come uno che scolpiva bistecche; ma la scuola di Michelangelo può essere così ridondante e retorica che ci fa desiderare le riduzioni epigrammatiche di un Clemente».

Vive a New York da molti anni e le sue opere, ricche di estrema fascinazione, sono esposte nei più importanti musei d’arte contemporanea del mondo: da Whitechapel di Londra a National Galerie di Berlino, dal MoMa al Guggenheim di New York.

A Ravello Clemente è impegnato nella sua prima produzione per la danza. Contemporaneamente Villa Rufolo ospita la prima mostra di questo grandissimo artista nell’ambito del Festival, con un particolarissimo allestimento dedicato alle migrazioni e dedicato al tema scelto dalla direzione artistica.

 

Alba Clemente

Napoletana di origine, come il marito, figura tra le signore nella classifica Best dressed dell’edizione Americana di Vanity Fair. Il suo portamento regale è retaggio di una “presenza scenica” che ha scandito la sua giovinezza tra i teatri sperimentali di Napoli e Roma. Spesso la bellezza mediterranea di Alba è stata immortalata, oltre che dal marito, da molti “amici” artisti come Robert Mapplethorpe e Jean-Michel Basquiat, Julian Schnabel e Alex Katz. Dopo quattro figli e l’arrivo del primo nipote, Alba ha rispolverato l’immaginario della sua gioventù e ha scelto il backstage, scrivendo canzoni per il gruppo musicale Pink Martini, creando costumi per opere contemporanee e lavori teatrali classici rivisitati. Una nuova avventura, che attinge agli studi di scenografia all’Accademia di Belle Arti di Napoli. Ha anche ridecorato la lobby del Lexington Hotel di New York (albergo storico, caro a Marilyn Monroe e a Joe DiMaggio). A Ravello torna in scena, dopo una lunga assenza, recitando i versi del poeta greco Kavafis, per la nuova produzione “The Wall”.

 

Karole Armitage

Danzatrice e coreografa americana, nata a Madison – Stati Uniti nel 1954, si è formata alla scuola dei più grandi maestri della danza del Novecento: con il grandissimo George Balanchine nella compagnia del Grand Théâtre de Genève e con Merce Cunningham (dal 1976 al 1981) con cui duetta in Squaregame (1976). Inizia nel 1978 la sua attività di coreografa (Fractions) e si impone all’attenzione generale con Drastic Classicism (1981), facendo parlare per la prima volta di ‘balletto punk’. Nel 1979 fonda la sua compagnia, Armitage Gone!. Nel 1981 torna a lavorare con la Cunningham mettendola al centro di Channels/Inserts (1981), uno dei suoi capolavori. Spesso viene ricordata come ribelle, ma la sua unicità è quella di avere rotto i muri dei canoni classici, creando lavori contemporanei che mescolano la danza e la musica con la scienza e l’arte per indagare questioni filosofiche e ricerca di senso. In Watteau Duet (1985), un’altra delle sue coreografie memorabili, alterna le scarpe da punta con i tacchi a stiletto. Questo suo approccio al contemporaneo le porta molti consensi in Francia, dove crea Slaughter per il Gruppo di Ricerca dell’Opéra di Parigi, nel 1982. Lavora con Rudolf Nureyev e l’American Ballet Theatre, per cui inizia un percorso di intersezioni tra danza, architettura e arte contemporanea. The Mollino Room del 1986 è un lavoro esemplare, ispirato all’architetto italiano Carlo Mollino e interpretato da Mikhail Baryshnikov. Nello stesso periodo comincia a collaborare con due importanti artisti statunitensi, David Salle e Jeff Koons, che disegnano scene e oggetti per i suoi titoli neo-pop come Go-Go Ballerina (1988). Dal 1995 al ‘98 viene chiamata a dirigere il corpo di ballo del Teatro Comunale di Firenze nell’ambito del Maggio Danza. Dal 2000 al 2006 è coreografa residente del Centre Corégraphique Nationale – Ballet de Lorraine (Nancy) e, nel 2004, dirige la Biennale di Danza Contemporanea di Venezia. Ha creato coreografie per molte compagnie, dal Bolshoi di Mosca all’Opéra di Parigi, fino al Tasmanian Dance Company in Australia. Ha diretto opere per il Teatro di San Carlo di Napoli, il Théâtre duChâtelet di Parigi, l’Opera di Amsterdam e per il New York Philharmonic e il Lincoln Center. Inoltre ha firmato regie per musical di Broadway (Hair, in nomination per i premi Tony) e video-clip per Madonna e Michael Jackson. Ha collaborato con il regista cinematografico James Ivory e con il Cirque du Soleil, per lo spettacolo Amaluna (2012). Nel 1986 ha vinto la Guggenheim Fellowship in coreografia e nel 1992 è stata insignita in Francia del titolo, Chevalier dans l’ordre des Arts et Lettres. Dall’anno scorso ha ottenuto due importanti riconoscimenti presso le Università di Harvard e del Kansas per lavori di ricerca sull’antropologia dei Nativi Americani.

 

ArmitageGone! Dance

Sin dal 1979, Karole Armitage e i suoi ballerini hanno segnato profondamente il territorio della danza contemporanea con creazioni e performance di enorme interesse e innovazione.

La compagnia Armitage Gone! Dance è ritornata negli Stati Uniti, nel 2004, dopo 15 anni di lavoro all’estero. Si definiscono “spiriti liberi”, ognuno di loro porta in scena un carattere e sono “personalità potenti con sfumature di interpretazione uniche”.

Le creazioni dell’AG!D fanno riferimento a un ampio spettro di soggetti: dalla danza etnica ispirata dall’estetica africana, alla commedia dell’arte. Il loro immaginario prende a prestito il mondo onirico, costruendo viaggi poetici, attraverso paesaggi interiori e altre forme di consapevolezza.